Aspettare…avere pazienza…cosa significa nei bimbi e come svilupparla

Da alcuni anni gestisco degli incontri mensili di sostegno genitoriale nella mia struttura dove affrontiamo insieme tematiche inerenti all’infanzia. Di solito le mamme mi suggeriscono un tema che io approfondisco esaminandone i diversi aspetti. Mi documento e preparo una dispensa dove ci sono alcune linee guida del tema di cui parleremo. All’incontro io introduco il tema, dò degli spunti di riflessione ed inizio il dibattito. Questi incontri sono molto arricchenti; ci aiutano a focalizzare alcuni temi specifici a creare scambio reciproco; nasce un confronto costruttivo tra le persone non ci sente più soli e ci si saluta con un sentimento di positività nell’affrontare le sfide sempre nuove che l’essere genitori ci mette ogni giorno davanti. In uno dei passati incontri mi è stato chiesto di affrontare il tema dell’attesa. Come sviluppare la pazienza nei bimbi molto piccoli, se è possibile farlo e se si deve aspettare che crescano. Intanto mi sono soffermata a riflettere cosa sia la pazienza, ho cercato l’etimologia della parola che deriva dalla parola latina patiens=soffrire, sopportare, patire dal greco pathos, dolore corporale e spirituale. La pazienza è quell’atteggiamento interiore di chi accetta le difficoltà con animo sereno cercando di controllare la propria emotività. Nei bambini è la facoltà di aspettare il proprio turno…di riuscire a tollerare la frustrazione del non poter avere sempre tutto e subito…Ho riflettuto molto sull’argomento, rendendomi conto che viviamo in una società del mordi e fuggi, dove ogni cosa va veloce..dove andiamo sempre di fretta…dove i bimbi sono abituati ad avere ritmi frenetici…hanno mille cose da fare, le loro giornate sono super organizzate; in un mondo come questo è difficile aiutarli a comprendere la bellezza della lentezza…l’attesa che il pane possa lievitare, che un seme possa crescere e diventare piantina. Noi adulti però possiamo sicuramente essere importanti in questo processo di riflessione nel comprendere noi stessi quanto abbia valore raggiungere un obiettivo con pazienza ed impegno, che le cose non si realizzano subito con un colpo di mano ma si ha bisogno di tempo.

I bambini piccolissimi iniziano a reclamare la nostra presenza fin dai primi minuti dopo la nascita ed attraverso il pianto ci comunicano cosa sentono. Nei primi mesi possiamo solo rispondere ai loro bisogni primari perché essi non hanno la concezione del tempo e non tollerano la frustrazione legata al non vedere accolti i loro bisogni subito. Hanno bisogno di imparare che i genitori sono persone affidabili, presenti e capaci di rispondere in maniera adeguata alle loro richieste, siano esse di cibo, calore, contenimento. Dopo il primo anno di vita invece è importante cominciare ad insegnare ai bambini la tolleranza alla frustrazione i primi limiti fisici e temporali. Nei primi tre anni di vita è l’emisfero destro del cervello che guida il comportamento dei bambini, colorando di impulsività il loro modo di agire e reagire a ciò che succede loro. Fino a tre anni, infatti, l’emisfero sinistro (sede del pensiero) non è sufficientemente sviluppato per mediare attraverso la riflessione sul comportamento del bambino. Tuttavia l’effettiva capacità dell’emisfero sinistro di intervenire come “mediatore” sulle reazioni impulsive dell’emisfero destro non si sviluppa spontaneamente, ma grazie all’esperienza, ripetuta più volte, nella relazione con l’adulto. Possiamo aiutare i bimbi anche molto piccoli a sviluppare la pazienza attraverso l’esperienza. Essa stimola la formazione di connessioni tra le due aree del cervello aiutandolo nel suo percorso di crescita ad imparare a contenere le pulsioni mediandole attraverso il pensiero e decidendo quale condotta sia più adeguata.

Ecco allora qualche piccolo accorgimento per aiutare i nostri bimbi a prolungare i tempi di attesa sia prima dei tre anni che dopo. Innanzitutto è importante non eseguire subito ogni richiesta del bambino, non sempre la gratificazione immediata è una cosa giusta, a volte si può rispondere “in questo momento non posso…appena finito ciò che stai facendo…iniziamo un’altra attività…..

Lodare il bambino quando è stato bravo ad aspettare, cosi da rafforzare il suo comportamento.

Organizzare dei giochi che richiedono l’attesa come per esempio piantare dei semini ed aspettare che germoglino; oppure preparare un dolce, fare una pizza.

Mantenere in linea di massima le promesse fatte, se diciamo al bimbo che dopo pranzo si va al parco non si può proporre un’altra cosa a meno che succeda un imprevisto ed è spiegare ogni cosa al bimbo. Certo quando subentra la stanchezza, la fame è più difficile tollerare l’attesa che se è lunga si può organizzare con i colori, una canzoncina, una fiaba da leggere. Certamente avere delle routines aiuta il bambino ad avere stabilità. A volte si può far vedere come si utilizza un timer, una clessidra, e mostrare che un minuto non è poi tanto lungo. L’attesa vuol dire dare tempo e fiducia per vedere che ce la può fare da solo con le sue risorse e sviluppa la sua autostima aiutandolo a gestire il suo mondo interiore e rendendolo condottiero di sé stesso. Tollerare le frustrazioni aiuta a diventare un adulto in grado di affrontare meglio le situazioni che gli si presenteranno nella vita. Ascoltare empaticamente il bambino, dialogare con lui in modo sereno ma anche fermo e chiaro lo aiuta a sviluppare questa capacità; è chiaro che i genitori, gli insegnanti e le figure di riferimento giocano un ruolo fondamentale.

A cura di Anna Maria Gambescia pedagogista e counselor coordinatrice dell’asilo nido Pegasus

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