Bio, trans genetici, a km 0 o chissà da dove… E non si tratta di cibo!

Spesso leggo su internet interventi di genitori adottivi che si scandalizzano all’eventualità che qualcuno definisca il loro essere genitori e/o figli adottivi “diverso” da quello biologico/naturale. Si infastidiscono a definizioni tipo “figlio/genitore biologico” (cosa è in fin dei conti?) o davanti ad altre definizioni che sottolineano più o meno la differenza tra le diverse genitorialita’. A me tutto questo, e anche il contrario, mi pare un non voler vedere la realtà, un diventare estremisti perdendo ironia e oggettività. Aspetti fondamentali nella vita a mio parere.
E allora mi sento in dovere di dire la mia. È solo il mio modesto parere, sia ben chiaro.
Premessa: a me non fa né caldo né freddo parlare o leggere termini diversi che definiscono i diversi status dei ns figli. Io non ho paura della diversità e neanche la esalto come una qualità. Semplicemente, quando c’è, la vedo e riconosco. Per cui userò qui i termini che mi vengono in mente al momento senza distinzione.
Inizio col dire che non oso permettermi di dire cosa accade o non accade con figli bio o differentemente con quelli adottivi. Ogni storia e’ a se. Dipende dal contesto, dalle persone coinvolte, dalle esperienze vissute.. E in primis dal grado di disagio o dalla patologia di cui eventualmente un componente della famiglia soffre.

Mi sento però di fare un discorso generale perché ci sono effettivamente situazioni comuni più o meno condivise che si presentano così spesso da rientrare nelle statistiche.

La differenza c’è, ed eccome se c’è.
Lo vedo con i conoscenti, la vedo nella nostra famiglia.

La differenza sta da entrambe le parti: sia nel genitore sia nel figlio.

In generale si può dire che in un rapporto tra genitori e figli naturali:
1) il genitore è riconosciuto in quanto genitore e autorità dal concepimento alla morte in modo fisico ed emotivo senza porsi domande sul tema, lo è punto. È scontato.
2) il genitore (a seconda dell’età del figlio) dapprima è il tutto, il punto di riferimento naturale, l’ancora di salvezza, la spalla su cui piangere, e’ amore, poi diventa colui anche da mettere in discussione e giudicare, da superare, l’oggetto della ribellione, della sfida e ancora torna ad essere un punto di riferimento da prendere a esempio, da imitare .. Etc
3) la mamma fin da subito e per sempre e’ tutto. La mamma e’ Dio. Rappresenta il nutrimento, l’accoglienza, l’esempio di relazione emotiva, la confidenza, l’empatia, la sensibilità, la sicurezza, l’ascolto
4) il papà rappresenta la forza, la capacità di fare qualcosa di concreto nella vita, la sicurezza, il saper muoversi nell’ambito professionale
5) entrambe possono formare o distruggere l’autostima del bambino, insegnare la resilienza
6)nessun figlio bio si chiede come sarà mia madre o mio padre, come sarò da adulto. I ns parenti sono lì davanti a noi, possiamo immaginarlo (nel bene e nel male) mentre li guardiamo, mentre sfogliamo i ricordi genetici dati da foto, video e racconti trasmessi di generazioni e generazioni. Questo dà sicurezza di radici, identità, base di partenza per formarsi, decidere cosa copiare o cosa cambiare, prendere il volo. Saper da dove si parte da possibilità di immaginare dove si può andare e poi andare. Se poi hai anche una casa accogliente dove tornare sarà più bello e facile partire e ancor più bello tornare
6) in genere non ci sono terrificanti traumi di abusi, negligenze, rifiuto, abbandono, violenze, etc vissuti nell’ambito familiare biologico. Quando ci sono la situazione diventa come nella famiglia adottiva. E il discorso cambia.
7) un bambino arriva. Si rimane incinta. A volte lo si è cercato, a volte per anni, a volte no. Non si devono fare iter burocratici dove ci si mette in discussione. Non si deve decidere nulla. E’ li dentro di te e se sei un minimo “madre” nel senso naturale/biologico del termine lo senti. E’ li, e’ tuo. Già dal concepimento il feto produce una vibrazione energetica che la madre sente e viceversa. Riconoscersi al parto (se non in casi di patologie o depressione) e’ istantaneo. Questione di chimica, odori, suoni. Questione di cellule e genetica. La natura e’ così. Tale riconoscimento è eterno.

Nella famiglia adottiva:
1) il genitore deve dimostrare a se stesso e al mondo che è adatto e idoneo a fare il genitore
2) il genitore non è riconosciuto come tale all’istante dal figlio. La paura di affidarsi e credere nell’amore di una famiglia spesso richiede anni prima di essere riconosciuti. La paura e i traumi pongono una grande barriera
3) il bambino potrebbe (nel tempo dell’attesa) aver creato nella mente aspettative emotive e fisiche troppo ideali e non conforme alla realtà che possono provocare rifiuto della famiglia adottiva. E viceversa.
4) un figlio adottivo ha serie difficoltà a riconoscersi geneticamente e simpaticamente nei genitori adottivi, non ha radici, non ha foto o ricordi a cui aggrapparsi per fare il normale percorso interiore che porta alla formazione della propria identità (in genere problema che si presenta dalla pubertà)
5) il figlio ado deve fare i conti col suo passato più o meno traumatico che tutti i giorni chiede il pizzo all’Anima, anche all’improvviso. Basta un odore, un’emozione, una piccola paura, .. Basta poco che può scattare e riaffiorare il trauma
6) la madre adottiva rappresenta colei che li ha abbandonati/rifiutati/abusati .. Il rapporto è spesso altalenante tra sentimenti di amore assoluto/odio/possessione/dipendenza/rabbia
7) un figlio adottivo porta con se’ un passato traumatico non indifferente che in qualche modo lo rende “diverso” dai suoi coetanei, nel bene e nel male. E’ realtà.
un figlio adottivo deve per forza ricordarsi di essere sempre adottivo e quindi ricordarsi sempre il suo passato (negli iter burocratici, a scuola, allo specchio, ..)
9) il trauma dell’abbandono/rifiuto/negligenza da parte della madre in età infantile significa pericolo di vita, difficoltà di nutrimento, non essere adeguati, non essere abbastanza meritevoli dell’Amore assoluto e incondizionato della propria madre naturale e quindi ..morte interiore. Da qui ne possono scaturire vari disagi (dalla depressione a patologie più serie psicologiche o fisiche).

Tutti i bambini/ragazzi sia biologici/naturali sia adottati possono essere più o meno “difficili”, più o meno ribelli o problematici. Ognuno ha il suo carattere.

Di fatto per nascere, formarsi e consolidarsi un rapporto profondo di amore e fiducia nella famiglia adottiva ci si deve lavorare molto molto sodo per molti anni (forse non si finisce mai). E quando si riesce a instaurare e consolidare tale rapporto diventa viscerale in modo fortemente profondo, quasi una dipendenza. Nella famiglia biologica/naturale ci si nasce con l’Amore assoluto, la fiducia totale. Sta ai genitori mantenere/alimentare tale status o rovinarlo. Se lo si mantiene e alimenta e’ un sentimento sano e pieno, molto forte, ma forse lo si vive quasi in modo scontato dato che è normalità. Tant’è vero che ci si accorge a volte del legame quando questo subisce una perdita.

I problemi della pubertà e adolescenza, di contrasti e sfide, dell’opposizione, ci sono in entrambe i casi, ma .. Nella famiglia adottiva cambia l’ordine di grandezza, cambiano anche i tempi. Il tutto è amplificato, totale, esagerato. A volte avviene precocemente e non ha tempo di fine. Anche le “marachelle” o crisi, le insicurezze.. sono amplificate.

L’insorgere poi di una eventuale patologia psicologica/psichiatrica/fisica rende tutto più faticoso, difficile, impegnativo in modo non descrivibile e … Se è vero che può capitare in entrambe le situazioni, è anche fatto che più ci sono traumi gravi, più questi sono nell’infanzia precoce, più sono perpetrati nel tempo e più le probabilità di tale insorgenza si alzano.

In tutto questo va sottolineato che se si ha bisogno di terapie lo Stato ben poco aiuta: tempi di attesa lunghi (più tempo passa senza terapie più certe patologie peggiorano), servizi/terapie poco adeguate nella frequenza, professionalità e modalità, poca voglia di mettersi al vero servizio del cliente (a parte rari meravigliosi professionisti). E allora si deve avere anche il tempo materiale e la possibilità economica per seguire di persona e per poter “curare” i nostri figli traumatizzati.

Questo è il mio pensiero.
E secondo me ciò va detto ai genitori che pensano al meraviglioso (e al contempo spaventoso) mondo dell’adozione.

Monica Pezzoli
Illustrator
Independent Usborne Organiser

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