le luci di Natale

Ci sono quei giorni NO che ti chiedi perché l’hai tanto cercato, desiderato e voluto per anni con tanto ardore. Perché hai lottato tanto per tutti quegli anni… per arrivare a cosa? A distruggere ciò che avevi creato nella tua vita negli anni con tanto lavoro?

C’era un pensiero d’Amore e di accoglienza supremi di fondo. E ora, in questo giorno fortemente NO ti chiedi cosa sia quel pensiero magnifico supremo. Dove sia finito. Dove sei finito tu.

Opposizione, sfida, regressione alle competenze di circa 1-2 anni di età, dispetti, urla, lagne, .. tutta la famiglia è manipolata da un bambino che sembra posseduto da un demone. Senza senso, senza sosta finché non è lui a deciderlo. E non c’è modo di uscirne, di calmarlo, di farlo ragionare,di farsi ascoltare o farlo parlare. No. Lui ha deciso di chiudersi come un autistico e di disfare tutto. Pensa che così ti fa un dispetto, ma non si accorge di rovinarsi le giornate, di rovinare l’Amore, di rovinare la famiglia che tanto ha desiderato. O forse è proprio questo il suo desiderio inconscio. Non può essere amato per cui tutto va rovinato. Perchè quando manca l’Amore incondizionato di chi ti ha messo al mondo allora manca tutto ed è come morire. I morti non amano e non possono amare. I morti vagano incoscienti e basta. Al massimo possono azzannare qualche vivo per rabbia o fame e poi ancora vagano. E ancora.

Ecco chi sono gli zombie … sono i bambini come mio figlio.

E di zombie di questo tipo ne ho visti tanti nella casa famiglia.

Li vedi buttati a un angolo o su un carrozzino a fissarti con occhioni imploranti di un qualcosa che neanche loro conoscono. Li vedi fissi come senza vita sulla televisione. Li vedi fare a lotta tra di loro o rincorrersi in una stanza di 4×4 mt per sfogare un po’ di energia infantile. E quella è l’unica stanza dove poter giocare tutti insieme tutti i giorni. La stanza sempre uguale a se stessa dove si trascorrono le giornate tutte uguali. Li vedi senza stimoli, senza giochi o libri anche se ce ne sarebbero. Tutti mangiano pasti semplici, un po’ insipidi, già tagliuzzati col cucchiaio. È più facile però gestire le varie età abbassando a tutti aspettative e competenze. Tutto è di tutti ma in realtà è di nessuno. I regali delle feste non rimangono a chi li riceve. E allora cos’è un regalo? Nulla. E nulla sazia il cuore, l’anima, la mente e lo stomaco.

Più hanno subito maltrattamenti, assenza di maternage e di figura di riferimento positiva … più soffrono di disturbo dell’attaccamento e di problemi relazionali. Più trascorrono il tempo senza maternage, accudimento, stimoli e figura di riferimento positiva e più sarà lunga e difficile l’eventuale guarigione. Ma a differenza di quanto si dice durante il percorso adottivo alle coppie disponibili nella maggior parte dei casi purtroppo non si opera nel bene dei bambini ma nel bene delle proprie tasche. Ogni bambino in casa famiglia costa allo Stato dai 70 ai 300 €. Soldi che vengono intascati e suddivisi tra gli operatori che se ne prendono cura a livello fisico, psicologico e legale. Nella maggior parte dei casi però questi bambini sono, si nutriti e curati nel fisico, ma invisibili dal punto di vista psicologico. Dovrebbero rimanere in casa famiglia massimo 1 anno (e già sarebbe tanto) per mantenere un’integrità mentale ed emotiva e, invece, ci crescono per molti anni. In un ambiente che seppur positivo rappresenta una realtà distorta senza relazioni e affetti duraturi. Gli adulti sono giustamente invitati a non stabilire con loro legami affettivi perché poi il non rivedersi più sarebbe un nuovo trauma. Trauma su trauma.

Quantio ci vuole a stabilire che un bambino non è più desiderato dalla famiglia biologica? Quanto ci vuole a comprendere se tale famiglia biologica è idonea a crescerlo e accudirlo o no? Se ha risorse psicologiche per modificare il proprio errato stile educativo e di vita? Quanto ci vuole a stabilire che un bambino fortemente abusato (e con abuso non intendo esclusivamente il tema sessuale) non debba rientrare nella famiglia abusante ma essere inserito in una famiglia affidataria o adottiva?

Ecco. Ci vuole troppo tempo. Che poi se anche fosse solo 1 giorno sarebbe troppo. Ma qui si parla come minimo di tanti mesi se non di anni. Anni persi, anni bui, anni di parcheggio, di esclusione. Anni di rottura. Anni irrecuperabili.

In questi giorni di festa dove i bambini si preoccupano solo di abbuffarsi di dolci e di quale giochi riceveranno da Babbo Natale e dalla Befana, affiorano nella mia mente mille ricordi. Mille occhi imploranti. Vuoti. Abusati. Parcheggiati.

Siamo in auto. Mi giro e guardo mio figlio. I suoi occhi persi fuori dal finestrino chissà dove, chissà con chi. Il suo volto senza espressione. Mi chiedo se mai potremmo comprendere appieno il suo sentire, i suoi mostri. Il suo buio che sta lì in agguato. Sta lì in un tempo che dovrebbe essere il più bello e pieno di una vita: l’infanzia. Sta lì in un’infanzia, la sua, spezzata, destrutturata e poi lasciata a piccoli pezzetti nelle mani di sconosciuti.

Mi chiedo se mai potremmo comprendere e alleviare le sue crisi, le sue fissazioni, la sua opposizione, le sue ansie, la sua sfida, il suo umore ballerino, i suoi incubi reali e infiniti, il suo inferno interiore che diventa anche terribilmente nostro.

No, non potremmo mai comprenderlo fino in fondo.

Gli accarezzo il ginocchio. Lo scosta stizzato e rimane nei suoi pensieri.

Ed io spero che in questo momento si stia solo chiedendo dove vive Babbo Natale.

Monica Pezzoli

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