Attenti agli angeli

Profumo di sugo di carne che sobbolle sul fuoco da ore. Sono lontanissimi i tempi in cui ci volevo intingere un pezzetto di pane di nascosto.

“Oggi facciamo il presepe e l’albero di Natale!” e non poteva che essere solo ed esclusivamente l’8 dicembre mattina. Né prima né dopo. Perché le tradizioni sono tradizioni e le cose si fanno quando vanno fatte. Non prima, non dopo. Questa poteva essere una tipica risposta di mia nonna che, in realtà, rispondeva senza rispondere, senza spiegare. Come ad esempio non si poteva mangiare il torrone o il panettone o altre cibarie tipiche natalizie prima del 24 dicembre. Guai! La questione era così tanto grave e definita che non si poteva discutere e m’immaginavo che se avessi sgarrato sarebbero scesi dal cielo tutti gli Angeli a dannarti, il diluvio universale e mi avrebbe colpito una gastroenterite fulminante … avevo una fervida immaginazione. Ma meglio non sfidare gli Angeli, non si sa mai. E allora li osservavo lì sulla credenza già da un mese prima (perché si acquistava tutto in anticipo) e li assaporavo col pensiero. Ci prendevo un appuntamento ufficiale: “a te ti mangerò appena finita la cena della vigilia, e a te dopo il primo gioco di carte. A te dopo i regali …”

L’8 dicembre si tiravano giù dalle mensole alte dello sgabuzzino le valige vecchie dei nonni piene di addobbi, erano di cartone con quella carta interna a tanti piccoli disegnini che mi piaceva tanto. Il salotto sotto sopra per ore. Ci si dedicava al presepe e all’albero insieme in un magico tour de force. Oggi vedo foto di alberi di Natale su facebook decorati, torroni e pandori sulle tavole già dal 15 novembre, e scommetto che in casa l’odore del sugo di carne non c’è ma è sostituito da tipo … un hamburger al tofu. Che poi spiegatemi perché dare un nome di un alimento così caratteristico a un qualcosa che nulla ha a che vedere con la carne. Come dire “faccio l’albero di Natale utilizzando una roccia al posto dell’albero”. Allora non chiamarlo più albero di Natale ma roccia di Natale! Bah. Contraddizioni della modernità liquida.

Quest’anno l’8 dicembre e tutto il week end dopo saremo in gita a Genova. E qui mi si pone un dilemma … quando fare l’albero di Natale? Devo per forza di cose interrompere la tradizione. E speriamo di scampare agli Angeli, visto che la gastroenterite già l’abbiamo avuta una settimana fa e che ci sono state in questi giorni varie esondazioni al nord Italia.

Vi prego non diteglielo a quei poveretti che è colpa mia!

E così … nell’indecisione di anticipare o posticipare gli addobbi di Natale in casa PEZ, mi aggiro con fare sospetto come se all’improvviso mi comparisse un essere alato rabbioso.

Senza contare che mio marito ha aperto già due torroni, e io mi sono pure fatta tentare!

Sarà l’olocausto.

Il profumo di sugo di carne sobbolle sul fuoco da ore. Guardo fuori la finestra mentre allatto Elettra e vedo un cielo terso scurirsi. Una natura ingiallita, spogliata, dormiente. Alessandro ed Angelo ancora non sono tornati. In casa c’è silenzio e mi godo la voce di Nina Simone. I vetri sono freddi e un po’ appannati. L’applicazione del cellulare suona all’improvviso avvisandomi di un’ennesima scossa di terremoto. Il mio pensiero vola da coloro che hanno perso tutto e ora vivono al freddo.

 

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